Altro che discriminare per provenienza geografica o razza , l’unico atto dovrebbe essere il “Welcome Migrants”

I giornali continuano a mettere in evidenza la questione dei Migranti? Rifugiati? Profughi? con il rischio di generare molta confusione su tutta questa materia. Le politiche per l’immigrazione dovranno diventare una costante per i prossimi venti anni e, dunque , è inutile continuare a scorporare la “classe” migranti in sottoclassi per separare, dividere, privilegiare, sostenere, dare protezione a questi ma non a quelli che comunque li si voglia guardare, sono uomini, donne bambini tutti. Chi per una cosa - ricerca di opportunità di migliorare la propria condizione e quella della famiglia- chi per un’altra - fuggire da teatri di guerre e violenze – sono persone che hanno avuto il coraggio di abbandonare gli affetti, la famiglia, la comunità, per un viaggio, per realizzare il loro “progetto migratorio” legittimo perché da che mondo e mondo gli uomini, le popolazioni si spostano e lo faranno ancor di più nei prossimi anni quando la popolazione mondiale passerà nel 2050 dagli attuali 7 ai 9,8 miliardi di soggetti, milione più milione meno. Quindi continuare a separare e discriminare i popoli migranti non aiuta a comprendere le sfide che abbiamo di fronte. Al contrario questo approccio tende a discriminare a separare a dividere “buoni da cattivi” tra chi oggi incarna il rifugiato, figura che ha raggiunto uno “status” , soprattutto se siriano, e chi migrante economico che oggi non raccoglie simpatie. Se poi andiamo a vedere la classe delle discriminazioni prodotte dal linguaggio dei media e dei politici la piramide si allarga sempre di più. Alla base di questa piramide oggi gli ultimi sono gli africani che si spostano per ricercare, migliori condizioni di vita. Migranti economici che in questi anni di crisi comunque contribuiscono al Pil dell’Italia, e più ingenerale dell’Europa. Migranti economici che con le loro rimesse contribuiscono a frenare e ridurre l’esodo da quel continente in modo decisamente superiore a qualsiasi politica di “cooperazione allo sviluppo” o al demagogico “aiutiamoli a casa loro”. Gli africani sono migranti economici, sono rifugiati, richiedenti asilo, sono profughi?. Ancora: sono regolari, irregolari, clandestini, invisibili come i bambini che nati in Italia sono privi di identità, apolidi. Queste sono le parole di separazione dei popoli migranti che avrebbero bisogno di un’accoglienza oltre che diffusa, dignitosa. Perché dobbiamo costringere queste persone ad affrontare viaggi di migliaia di chilometri in condizioni difficili, sottoposti a violenza, ricatti. Che vanno incontro alla morte: sono 22 mila i morti nel Mediterraneo dal 2000 ad oggi. Sarebbe possibile evitare tutto questo mercanteggiare di quote favorendo e rilasciano visti regolari, per quelli che vogliono lasciare il paese martoriato da guerre, violenze, angherie e soprusi di vario genere. Sarebbe auspicabile che un paese mediterraneo come il nostro, che fa molto per soccorrere e aiutare nell’emergenza, sapesse anche organizzarsi in modo efficace e strutturato per accogliere in modo ordinato e coordinato le persone che si mettono in viaggio, che emigrano. Una Welcome Refugees o meglio Welcome Migrants perché, ma ovviamente questa è solo una giustificazione economica utilitarista per le nostre società, l’Europa tutta nei prossimi anni avrebbe bisogno di un’iniezione di 42 milioni di migranti entro il 2020 per mantenere in equilibrio il nostro sistema socio economico. E’ necessario che la politica non guardi agli interessi di bottega. Sappiamo tutti che fin d’ora le prossime elezioni si giocheranno sulla pelle della “famiglia” degli immigrarti, ma questa partita non è ancora vinta in un senso o nell’altro dipenderà molto dalla capacità della società civile di sapersi mobilitare, di saper fare cultura, politica per rifondare questa nostra società, questa nostra Europa e fare in modo che questa sia davvero l’Europa della Pace e dei diritti umani.

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