Dalla vicenda Open Arms alla crisi di governo. Tutti gli errori del caporalmaggiore Salvini sull’orlo di una crisi di nervi

Lo scontro politico sulla Open Arms raggiunge il suo apice giornaliero, domani si vedranno certamente nuove vette, anche se un nuovo decreto di blocco come annunciato dal Viminale non sembra possibile perchè necessita delle firme dei ministri Toninelli e Trenta che non le apporranno di certo provocando una scarica di bile al tenutario degli interni. Del resto chi è causa del suo mal.. perchè facendo bullesche spallucce alle osservazioni di Mattarella sul decreto, si è lasciata aperta una porta, anzi un portone, alla giusta interpretazione dei giudici del Tar. Poi c'è la dura lettera che il premier Giuseppe Conte ha scritto a Matteo Salvini definendo l'atteggiamento del ministro dell'Interno e vicepremier «un chiaro esempio di sleale collaborazione, l'ennesima a dire il vero, che non posso accettare». Ovviamente la replica di Salvini non è mancata: «Se qualcuno si sta preparando a una nuova maggioranza con il Pd e con Renzi lo dica». Poi snocciola i "suoi" dati su migranti e partenze ed ammette. «Ho l'ossessione dei porti chiusi? Sì, ho l'ossessione della sicurezza dei cittadini italiani e della lotta ai trafficanti e delle Ong complici dei traffici» come se questo fosse l'emergenza del paese anzichè solo la necessità per lui per mantenere alto il suo livello di propaganda xenofoba. Dal canto suo Di Maio, evidentemente in fase di auocritica interiore, commenta: « Salvini «ora è pentito, ma ormai la frittata è fatta. Ognuno è artefice del proprio destino. Buona fortuna!». Così scrive il vicepremier Luigi Di Maio su Fb. «Il 20 agosto noi Ministri del Movimento 5 Stelle saremo al fianco di Giuseppe Conte in aula per sostenerlo contro la sfiducia della Lega. Li aspettiamo al varco!». A ben vedere tranne di ulteriori e schizofreniche sorprese, sempre possibili in questa legislatura folle, ad essere improvvisamente fuori dai giochi e proprio quello che pensava di aver vinto facile e che invece ha imboccato un vicolo cieco. L'errore madornale di Matteo Salvini non è stato solo di valutazione sulle risposte che il sistema politico (ma anche economico, finanziario e sociale) poteva dargli, ma sul fatto che un conto sono sondaggi e desideri, un altro sono le regole istituzionali e costituzionali. Questo vale sia per la crisi di governo e per le sue regole, che per le norme relative alla presunta "sicurezza" quando queste cozzano palesemente contro trattati internazionali e la stessa Costituzione repubblicana. Salvini ha dimenticato che il giuramento fatto anche da lui, di rispettare la "legge delle leggi", non è solo un fatto rituale, ma di sostanza, non si può calpestarla a piacimento la Costituzione e quanto ne deriva, per proprie convenienze elettorali. Per tutti questi motivi lui, che sembrava destinato all'invincibilità, almeno negli occhi dei suoi più o meno facinorosi sostenitori, improvvisamente appare fuori dai giochi. In una quindicina di giorni è riuscito ad inanellare tutti gli errori possibili. Elenchiamo i più macroscopici: il primo aprire la crisi di governo lasciandosi sedurre dai sondaggi e dimenticando che in democrazia il peso politico parlamentare si valuta in seggi e percentuali di voto reale, elezione per elezione. Insomma puoi anche avere preso alle europee il 50% (su base elettorale di votanti ridotta) ma in parlamento vali ancora il 17%, cioè quello che avevi ottenuto dalle urne alle politiche. Quel voto aveva collocato la Lega al terzo posto fra i partiti dopo M5S e PD. Un errore di valutazione enorme che dimostra che forse il "capitano" come propagandista muscolare è bravo, ma come stratega merita i gradi di "caporalmaggiore", altro che comandante con pieni poteri. Il secondo errore, aprire la crisi in agosto a Camere chiuse rendendo ogni operazione complicata. Il terzo, di averlo fatto all'indomani dell'approvazione del "decreto sicurezza bis". Anche il più tonto fra i grillini infatti ha compreso di essere stato strumentalizzato in tutti questi mesi, il centinaio di senatori e gli oltre 200 deputati del M5s che votavano spesso tappandosi il naso con Salvini, magari spaventati dall'idea di dover ritornare alla loro vita "precedente", hanno capito di essere stati traditi, turlupinati dall'alleato. Insomma Salvini che abilmente per più di un'anno aveva fatto il bello e il cattivo tempo facendosi votare ogni nefandezza (compresa quella sul caso Diciotti) invece che continuare ad approfittarne cinicamente di una situazione irripetibile per tutta la legislatura, ha pensato bene che i galloni di vicepremier non fossero sufficienti e che fosse il momento di indossare la corona del condottiero, anzichè continuare a comandare dall'ombra e basta. Il quarto, di aver pensato che la prospettiva di avere nuovi deputati e nuovi senatori e altri posti di potere diventasse collante sufficiente per tutti i suoi seguaci, mentre invece oggi c'è già chi (Giorgetti ad esempio), neanche tanto sottovoce lo indica come quello che ha deciso tutto da solo la strategia. Il quinto, non aver valutato che in questa legislatura sono saltati tutti i tipi di remore, ad iniziare proprio da quella di aver dato vita ad una governo contro natura fra lui e Di Maio. Come può oggi gridare all'inciucio se il primo ad aver inciuciato è stato lui? Sesto errore, avere dato la possibilità ai suoi oppositori di ricompattarsi, riuscendo perfino nel probabile miracolo, che si costituisca una sorta di Cln anti "becera destra" dal quale resterà fuori, tranne sorprese sempre possibili nel PD, solo "Calenda". Per lui "uno vale uno" non è un sogno ma drammatica realtà. Così oggi dopo dopo aver tentato quella che Luigi Di Maio chiama «la mossa disperata» di mantenere in vita per un altro anno il governo giallo-verde rilanciando da parte di Salvini la riforma con il taglio dei parlamentari (impossibile da fare senza almeno un lungo pezzo di legislatura), i 5stelle non si fidano più. Meglio tardi che mai, ma il MoVimento sembra deciso a voltare «definitivamente le spalle»: «Salvini ha intonato il "Ricominciamo" di Pappalardo ma solo perché ha capito di aver perso il governo, la poltrona e anche la possibilità di andare a elezioni. E noi non gli lanciamo di certo da ciambella di salvataggio», avrebbe confidato Di Maio ai suoi. Ma domani è un altro giorno e si vedrà...

Fabio Folisi

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