Tsipras accetta la nuova intesa per evitare il referendum. Ma poi arriva il diktat della Merker, niente accordo, fate il referendum

Colpi di scena a ripetizione sul caso Grecia. Atene potrebbe annullare il referendum in cambio di concessioni sul debito greco, tanto che viene data per certa la presenza di un accordo formale, ma è poi è arrivato il nuovo stop dalla Germania. Sono ore convulse, ma andiamo per ordine: In sostanza il primo ministro greco, Alexis Tsipras, è disposto ad abbandonare il suo progetto di referendum il 5 luglio sulle proposte dei creditori della Grecia se l'Eurogruppo rispondeva positivamente alle sue nuove richieste di aiuto finanziario. Sembra che alcune di queste richieste siano state accettare e che quindi la macchina referendaria potrebbe fermarsi. Una sorta di pace armata che però evita il pericoloso avvitamento di una crisi che si sa quando inizia e non si sa quando finisce e che soprattutto rischia di fare perdere tutti. Dalle poche informazioni che trapelano sarebbe stato il ministro delle Finanze, Yanis Varoufakis, che ha tenuto fino ad oggi una linea molto dura, a convincere  Tsipras di riconsiderare la decisione di indire il referendum in cambio di ulteriori concessioni dei creditori sul debito greco.
Che qualcosa potesse accadere all'ultimo momento era nell'aria, Martedì sera, ad esempio, parlando alla televisione pubblica greca, il tradizionalmente discreto Vice Primo Ministro Yannis Dragasakis aveva già mostrato segnali di apertura, affermando che “un governo ha deciso un referendum può anche decidere bene poi un'altra cosa.” “Si tratta di una questione politica", ha sottolineato, pur difendendo la necessità di continuare a negoziare per raggiungere un accordo Dragasakis ha anche ricordato che l'iniziativa del referendum era stata lanciata solo "per ottenere un accordo che rispondesse a determinati criteri”. Se effettivamente verrà siglato un accordo dell'ultimo momento la vittoria politica Greca sarà notevole, non è detto però sia lo stesso per la questione economica. Insomma i tempi duri per i greci non sono certo finiti, anzi, l'accordo prevede di tirare la cinghia per altri 8 miliardi.  Fonti d'agenzia infatti raccontano di una mail con allegata una lettera che il premier greco Tsipras avrebbe inviato questa notte a Bruxelles, un messaggio nel quale accetta  sostanzialmente  i punti della proposta negoziale discussa a livello tecnico. Si tratta di un pacchetto di sacrifici da circa 8 miliardi di euro per il prossimo anno e mezzo, sicuramente uno sforzo enorme per un’economia stremata come quella ellenica. Tsipras ha chiesto alcune modifiche, marginali, chiede di mantenere uno sconto sull’Iva del 30% per le isole, specie per le più isolate. Altre modifiche che Tsipras avrebbe chiesto riguardano l’assegno di solidarietà sulle pensioni più basse, che sarebbe gradualmente eliminato dal 2019 e non dal 2017, e l’avvio da ottobre e non immediatamente come chiedeva Bruxelles  della riforma pensioni che dovrà portare l’età del ritiro a 67 anni per tutti entro il 2022. Ma poi nel pomeriggio nuovo rovesciamento, nuovo colpo di scena che arriva dalla Germania: "Nessun negoziato sui nuovi aiuti prima del referendum in Grecia". A dirlo è la cancelliera tedesca, Angela Merkel, tornando a sostenere che Atene "non ha rispettato in pieno i suoi obblighi". Insomma con piglio tutto teutonico la cancelliera che era apparsa più morbida prima dell'annuncio del referendum ha vissuto la posizione assunta da Tsipras di chiamare alle urne il suo popolo come una inaccettabile provocazione, una destabilizzazione del consolidato primeggiare tedesco sulle decisioni europee.

Dello stesso parere anche il ministro delle Finanze tedesco Schaeuble che spegne gli entusiasmi anche sui contenuti dell'ultima lettera del premier ellenico: "Non è una base per parlare di misure serie". E poi aggiunge: parlare prima del referendum indetto dalla Grecia "non ha senso".

 

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