Terremoto in Albania, morti feriti e dispersi. Paese in ginocchio, arrivano aiuti dall’estero

Chi non l'ha provato direttamente non può capire del tutto. Essere svegliati nel cuore della notte da una scossa di terremoto è una esperienza fra le più brutte che si possano vivere, il rumore assordante accompagnato dalle vibrazioni che non ti fanno stare in piedi, è difficilmente descrivibile e provoca nei più terrore ed incapacità di reagire razionalmente. Così è stato la scorsa notte in Albania, quando una forte scossa di terremoto di 6.5 gradi sulla scala Richter si fa sentire e a lungo tra gli edifici e le strade di molte città del paese delle Aquile. L’epicentro della prima scossa è stato a Thumane, tra Shijak e Durazzo, a circa 10-13 chilometri di profondità e a 50 chilometri dalla capitale Tirana e molto vicino al principale approdo portuale di Durazzo. Ad ora le autorità comunicano che sono morte 16 persone e che vi sono centinaia di feriti, ma inutile dire che il caos regna sovrano come quasi sempre avviene a poche orte da eventi catastrofici. In ogni caso grazie ai volontari e ai vigli del fuoco una cinquantina di persone sarebbero state estratte vive dalle macerie mentre si sta provvedendo a fare il conto delle persone disperse che potrebbero trovarsi ancora sotto le macerie. La speranza è che si siano salvati ma potrebbero avere problemi di comunicazione con i familiari. L'ora notturna dell'evento poco prima delle quattro ha però colto le persone in casa e nel sonno ed è quindi plausibile che in ogni edificio crollato vi possano essere delle vittime. Le situazioni più critiche sarebbero quelle di Thumane e Durazzo, dove si sono verificati la maggior parte dei crolli.
La prima scossa di terremoto è stata rilevata dai sismografi alle ore 3:54 di notte ora locale ed è stata chiaramente percepita fino alle coste adriatiche italiane, ma anche nei paesi circostanti come Montenegro, Kosovo, Macedonia del Nord e Grecia. Dopo la prima come avviene sempre dopo un episodio di magnitudo elevata, altre scosse di minore entità, ma comunque percepibili, hanno continuato a far tremare la terra, talvolta causando il crollo di quelle case e strutture pericolanti che erano precariamente rimaste in piedi, rendendo particolarmente pericolosa l'opera dei soccorritori.

Mentre i primi soccorsi si sono già attivati in loco con forze dell'ordine ed esercito in campo per aiutare i soccorritori, altri paesi hanno già annunciato l’invio di aiuti per contribuire alla gestione della crisi. Anche la Protezione Civile italiana è già partita con una squadra di personale specializzato nella ricerca di persone sotto le macerie, ma anche personale personale ingegneristico in grado di garantire il necessario supporto alle autorità locali nelle attività di valutazione del danno e dell’agibilità sia di strutture pubbliche che di edifici privati. Le squadre provengono da diverse regioni italiane e hanno contribuito anche alcuni dipartimenti dei Vigili del fuoco e della Croce Rossa Italiana. I capi di stato dei paesi circostanti, dalla Turchia alla Croazia, hanno espresso uno dopo l’altro la propria vicinanza all’Albania e la disponibilità ad offrire qualsiasi tipo di aiuto sia necessario. Il presidente del Parlamento Europeo David Sassoli in un tweet ha affermato “Sono profondamente rattristato dalla notizia del terremoto devastante che ha colpito l’Albania. Tutta l’Europa è accanto al Paese e al suo popolo. I nostri pensieri vanno alle vittime e ai loro cari”.

Il premier albanese Edi Rama ha già ringraziato l’Italia e gli altri paesi per l’aiuto offerto. Le autorità non nascondono le criticità e le difficoltà riscontrate, mentre si continua a scavare per tentare di ridurre al minimo le perdite umane.Centinaia di miglia di persone si apprestano a passare  una notte all'addiaccio dato che la struttura dei soccorsi è impegnata nella ricerca di supestiti e non vi è stato tempo e possibilità per montare tende o strutture d'accoglienza.