Riace, la Corte di Cassazione smonta le accuse contro Mimmo Lucano. Ora sarà dura per la procura di Locri proseguire nella sua “opera”

Quando Mimmo Lucano venne in Friuli al centro Balducci lo disse chiaramente, nonostante tutto, nonostante alcune posizioni della magistratura che non era stata certo tenera con lui, aveva fiducia nella giustizia. Fiducia ben riposta dato che la Cassazione, di fatto, oggi smonta gran parte delle accuse (restano solo delle sottigliezze di natura amministrativa) nei confronti dell'ex sindaco di Riace finito nel tritacarne giustiziario, mediatico e politico alcuni mesi fa. E che la parola fine sulle accuse a Lucano potrebbe essere dietro l'angolo lo dimostra anche il silenzio sulla posizione della Cassazione che soprattutto la Tv pubblica a trazione politica stanno fin qui attuando. Come ci si ricorderà Lucano era stato arrestato e poi scarcerato, ma messo al "confino" rispetto alla sua Riace, dopo essere finito sotto inchiesta per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e presunti illeciti nell’affidamento degli appalti per la differenziata. A meno ulteriori sorprese,, sempre possibili quando il peso governativo si fa sentire in maniera invadente, a breve potrà tornare a casa ma la decisione spetta al Tribunale di Reggio Calabria che nonostante la Cassazione potrebbe decidere diversamente. Dagli appalti per i rifiuti ai matrimoni di comodo, nessun indizio di comportamenti fuori dalla legge. Lucano non si è intascato alcunché e non ha favorito nessuno secondo la Cassazione Lucano era diventato noto non solo in Italia per un modello di accoglienza dei migranti considerato da molti virtuoso.
I due procedimenti per i quali Lucano è finito nei guai viaggiano su strade diverse. Gli ermellini sono stati consultati riguardo il provvedimento che da mesi permette a Lucano di stare in tutta Italia tranne che nella “sua” Riace mentre qualche giorno fa a Locri è iniziata l’udienza preliminare che dovrà stabilire se ci sono elementi a sufficienza per mandare il sindaco e altri 29 indagati a giudizio. Inutile dire però che le parole assolutorie della Cassazione dovrebbero avere un peso a mino che non prevalgano considerazioni di opportunità politica che non dovrebbero appartenere al mondo giudiziario ma che nella Calabria del nuovo corso politico potrebbero avere un peso. Comunque
il fatto che secondo gli ermellini a Riace non ci fu alcuna "truffa", nessun matrimonio di comodo non potrà non avere un peso. A detta della Suprema Corte, quanto meno riguardo i presunti illeciti nella gestione della differenziata, infatti gli elementi a carico di Lucano non ci sono.
L’appalto – si legge nelle motivazioni - è stato affidato in modo assolutamente regolare. Lo hanno deciso in modo collegiale da Giunta e Consiglio Comunale, sulla stregua di pareri di regolarità tecnica e contabile, sottoscritti dal segretario e dai funzionari tecnici del Comune, dopo averlo reso pubblico e noto a tutti grazie all’istituzione persino di un albo comunale delle cooperative
In più, sottolinea la Cassazione, a Riace – borgo di un pugno di case che si arrampicano lungo vicoli strettissimi - era stato deciso di ricorrere “alla modalità dell’asinello porta a porta per la raccolta dei rifiuti urbani”. Nel contestare a Lucano di aver affidato ”a tutti i costi” l’appalto alle due coop sociali che hanno svolto il servizio, i magistrati calabresi – fa notare la Suprema Corte – non si sono soffermati “su quali altre imprese in quel territorio avrebbero potuto svolgerlo, tenuto conto della conformazione del centro storico del Comune interessato e delle specifiche caratteristiche del servizio”. Insomma nella realtà non vi erano possibili competitori e quindi nessuno è stato danneggiato. Per la Corte non basta “il generico riferimento alla presenza di interferenze od opacità”, sono “contraddittorie” e “illogicamente formulate” le argomentazioni a sostegno della presunta irregolarità dell’appalto, è “apoditticamente evocata” la presunta malafede di Lucano nell’assegnazione del servizio. Ma soprattutto, l’intera procedura era perfettamente regolare. È la legge – sottolineano i magistrati della Suprema Corte - che consente “l'affidamento diretto di appalti” in favore delle cooperative sociali “finalizzate all'inserimento lavorativo delle persone svantaggiate” a condizione che gli importi del servizio siano “inferiori alla soglia comunitaria”.
Non solo a Riace non ci fu alcuna "truffa" ma anche nessun matrimonio di comodo. Così la Cassazione ordina ai giudici di Reggio Calabria di valutare nuovamente se protrarre o meno "l’esilio" di Lucano, smontando di fatto quasi tutto l’impianto accusatorio della procura di Locri che come detto dovrà a sua volta decidere sul rinvio a giudizio di Mimmo e dei suoi collaboratori. Secondo la Cassazione i presunti illeciti nella gestione della differenziata non ci sono stati.
Come è noto alla Cassazione Lucano si era rivolto per ottenere la sospensione delle misure cautelari ma la decisione di oggi di fatto demolisce anche quasi tutte le accuse. Resta in piedi quella per avere "aiutato" la compagna, ma per ragioni "affettive". Ma a questo riguardo, bisogna considerare "la relazione affettiva" che intercorre tra i due e lo stato di incensurato di Lucano prima di decidere nuovamente per il mantenimento del divieto di dimora hanno spiegato i giudici dell'alta Corte .

Riace fino a pochi anni fa era un paese che andava a grandi passi verso lo spopolamento: nel centro oggi vivono stabilmente centinaia di rifugiati in una sorta di sistema di accoglienza diffuso. Per avviare il progetto Sprar (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati) erano stati utilizzati immobili abbandonati, costruiti nel secolo scorso, recuperati con fondi dell’Unione europea e progetti della Regione Calabria. Il modello Riace era finito sulla stampa di mezzo mondo e per questo probabilmente si è voluto colpirla perchè era un “pericoloso” elemento di turbamento rispetto alla narrazione funzionale alla costruzione del “movimento della paura”, la percezioni di insicurezza verso i migranti che ha portato un personaggio come Matteo Salvini ai vertici del Governo nazionale e lo spostamento di flussi elettorali verso una destra becera e forcaiola.