Quindici ideuzze di sinistra per una nuova giustizia sociale e contro le diseguaglianze

 

Venerdì prossimo nell'ambito di Innovalp, il festival della montagna che si tiene a Tolmezzo (Ud), il capoluogo carnico ospiterà un personaggio di assoluto rilievo, parliamo di Fabrizio Barca, già Ministro per la Coesione Sociale ed Economista (governo Monti) ma presente in qualità di coordinatore del Forum Disuguaglianze Diversità. I due incontri, il primo al mattino “Riabilitare l’Italia” si terrà alle 11.15 all’Albergo Roma. e si parlerà di come l’ingombrante presenza della dimensione metropolitana ha offuscato il ‘resto dell’Italia’ e fatto diventare le aree montane territori dimenticati a favore di altre questioni nazionali. Il secondo incontro, nel pomeriggio al Museo Gortani, tratterà l'importante tema "generale" : “Proposte radicali per ridurre le disuguaglianze: per un cambiamento tecnologico che favorisca la giustizia sociale”. Barca approfondirà il tema del cambiamento tecnologico, che unitamente alle scelte politiche intraprese e non intraprese negli ultimi trent’anni ha prodotto grandi disuguaglianze. Fabrizio Barca, statistico ed economista, è stato dirigente in Banca d’Italia e nel Ministero Economia e Finanze, come detto in apertura già Ministro per la coesione territoriale, ha avuto incarichi nell’OCSE e nella Commissione Europea. Ha diretto progetti di ricerca (assetti proprietari delle imprese, concorrenza, politica di coesione europea, disuguaglianza), strategie di politica economica e Rapporti di programmazione. È autore di saggi e libri. Opera come volontario in progetti territoriali a cavallo di pubblico, privato e sociale. Insomma un personaggio di rilievo assoluto che lunedì scorso ha presentato al Capo dello Stato Sergio Mattarella il corposo Rapporto a nome del Forum Disuguaglianze e Diversità. Leggendo il rapporto (in calce il link al pdf) sono in molti che suggeriscono alla sinistra, intesa come area impalpabile i cui confini sono in realtà sconosciuti ai più, di attingere qualche idea utile per distinguersi dalla destra. Sono 15 proposte per la giustizia sociale a cui hanno lavorato, per due anni, un centinaio tra economisti e ricercatori e che come lo stesso Barca racconta possono cercare di arginare le disuguaglianze che sono tornate a crescere generando paura, risentimento, rabbia, ma che spiega, non sono inevitabili. ."M5S e Lega hanno colto la rabbia che c'è, ma l'hanno assecondata”. Quello che invece secondo Barca andrebbe attuato è un obiettivo molto semplice: battersi per un’inversione radicale delle politiche, che premi i vulnerabili, gli ultimi e i penultimi, e non soltanto i primi. Secondo Barca sono necessari interventi radicali su almeno tre fronti: il passaggio generazionale, la tecnologia, che deve portare un beneficio per tutti e non solo per alcuni, e il lavoro, perché non è tollerabile nel capitalismo uno squilibro così forte tra potere del lavoro e potere degli imprenditori. Ma poi aggiunge un quarto fronte: il modo in cui funziona la pubblica amministrazione, che non può più pretendere di dare ordini ai territori. La pubblica amministrazione deve cambiare e capire che qualsiasi disegno, che sia in materia di sanità, di scuola, di mobilità o altro, richiede un dialogo con i cittadini. E questo non per raggiungere consenso, ma perché la conoscenza è oggi in larga misura nei territori. C'è inoltre una affermazione estremamente importante fatta da Barca e che dovrebbe essere da monito: “Se i governi non si muovono, i cittadini devono muoversi da soli. Bisogna agire, con la lotta, anche dura. Con la tolleranza e il conflitto. Perché da questa fase non si esce senza questo binomio e senza alleanze”.
Tornando al Rapporto consegnato al Capo dello Stato si parte dalla premessa è che le crescenti ingiustizie – con il 10% degli italiani che possiede il 62% della ricchezza complessiva – non sono ineluttabili ma possono essere arginate con una serie di riforme radicali. Si va dai 10 euro del salario minimo agli interventi per trasferire ai cittadini la sovranità sui dati personali che li riguardano. Un’altra proposta, che farà storcere il naso non poco a moli, è quella che riguarda il trasferimento generazionale della ricchezza. In Italia i lasciti ereditari e le donazioni hanno un trattamento fiscale enormemente più favorevole rispetto ai redditi guadagnati. L’aliquota marginale massima di imposizione dei lasciti ereditari fra parenti in linea retta è, infatti, di circa il 4%, contro una media OCSE del 15%. Le imposte di successione sono irrilevanti, valgono lo 0,1 rispetto al complesso delle entrate fiscali. Il Forum disuguaglianze e diversità propone di introdurre un’imposta progressiva sulla somma di tutte le eredità e donazioni ricevute da un singolo individuo (da parte di chiunque) durante l’intero arco della vita. Sarebbe prevista una soglia di esenzione di 500mila euro, con aliquote del 5% fino a 1 milione e aliquote più alte per i successivi scaglioni, fattori quesi ultimi che eviterebbero conseguenze per il 90% dei cittadini. Con questo denaro verrebbe finanziata la cosiddetta eredità universale, cioè un piccolo capitale di 15 mila euro per tutti i giovani che compiono 18 anni, denaro che, nelle intenzioni degli estensori del Rapporto, servirebbe per pagarsi gli studi, per avviare un’attività, o più semplicemente per indirizzare la propria vita senza dover pagare un prezzo troppo alto al fatto di essere nati in una famiglia povera.

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