Prescriviamo la coscienza di tutti

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Prescrivere la memoria e magari anche i reati, ancora meglio se sono commessi da persone influenti, che possono pagare fior fior di avvocati. In Italia da tempo ci si lamenta, a buon diritto, della lunghezza dei processi e del fatto che il raggiungimento di una pena certa sia spesso una chimera. Tutto ciò riguarda però il corso e la fine di un processo: una questione fondamentale da diversi punti di vista.

Dovremmo però anche occuparci delle tante difficoltà che sono ai nostri tempi davvero insormontabili per chi sente d'aver subito un danno e vorrebbe avviare una causa. In questa direzione il diritto, ad esempio, di chi lavora è costantemente calpestato: abusi contrattuali o casi di mobbing, demansionamenti etc. sono fattispecie alla regola del giorno in ogni settore. Se parliamo di lavoro, sfondiamo non una porta ma un portone aperto. Le regole immesse da 10-15 anni a questa parte dai vari governi sono state calcolate e decise al millimetro a favore delle aziende: come fa oggi una persona precaria, sotto ricatto continuo, a far valere le proprie ragioni ? Non può davvero farlo, tranne in poche occasioni e con estrema difficoltà.

Non parliamo poi di leggi come quella sul falso in bilancio che hanno permesso ad un'impresa di fare il bello e cattivo tempo a dispetto di entrate e uscite. Senza darsi grosse preoccupazioni nei confronti di fornitori o commesse da pagare. Il fallimento è infatti diventato molto spesso la comoda via d'uscita per chiudere una società: tanto poi è semplice aprirne una nuova, con un nome diverso e ricominciare così tutto da capo.

In particolare l'istituto della prescrizione (che blocca i già lenti processi) viene ricercato ad arte: oggi si sta tramutando nel vero fine che abili avvocati perseguono per consentire ai loro assistiti di cavarsela.

E' quanto è accaduto anche per il processo di Calciopoli: la giustizia ordinaria infatti non ha assolto Moggi e soci, come alcun giornali scrivono. Il sistema gestito da Moggi e da altri, ognuno con le sue precise responsabilità, è passato sotto gli occhi di tutti. La prescrizione ha però permesso finalmente all'ex-direttore generale della più titolata squadra italiana di esultare e tirare una volta ancora l'acqua al suo mulino. "Abbiamo scherzato per nove anni - ha detto -: il processo si è risolto nel nulla, solo tante spese. E' stato accertato che il campionato era regolare, regolari i sorteggi e le conversazioni con le schede estere non ci sono state". Da una prescrizione quindi Moggi ne ha ricavato un'assoluzione non solo per se stesso, ma per tutti. In poche parole è come non fosse mai successo nulla.

Una cosa è certa: la corruzione non si ferma con la fine dei processi o con il loro infinito allungamento nel tempo. E questo vale anche nel caso di soprusi, abusi ed altre 'simpatiche' illegalità: i colpi di spugna servono a lavare via lo sporco ed ad eliminare temporaneamente il problema. Ma chi ci salverà dalla memoria corta e dai colpevoli di reato a piede libero ? Non certo una prescrizione nè la nostra coscienza.

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