Persi 18000 posti di lavoro a causa del “decreto sicurezza”. Il “prima gli italiani” riguarda i licenziamenti nel settore assistenza

E’ passato un anno, era il 7 novembre 2018,quando il Senato votava la fiducia al primo dei due decreti sicurezza del governo Lega-5 Stelle, quello che stabiliva norme più severe per l’accoglienza dei migranti, cancellando di fatto il Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati, Sprar, e riducendo i servizi degli altri centri alla fornitura di vitto e alloggio, senza attività di integrazione. Insomma la famosa battaglia contro la pacchia dei 35 euro che aveva lo scopo, in realtà, non di risolvere il problema, ma di aggravarlo per dare ancora benzina al “motore” leghista del pericolo invasione. Ad un anno arrivano i primi dati e sono in molti a fare i conti con i numeri generati da quel decreto che nonostante la palesata contrarietà di una parte della attuale maggioranza rimane intonso perchè considerato una sorta di campo minato per la stabilità dell’attuale governo. Sulla base dei dati, innanzitutto del Viminale, si può affermare che le principali conseguenze del decreto sicurezza sono stati l’aumento degli stranieri irregolari, il sovraffollamento dei Centri di accoglienza straordinaria e un’ondata di licenziamenti tra gli italiani impegnati nei servizi di integrazione. Sono andati a casa circa 18 mila persone tra infermieri, assistenti sociali, psicologi, mediatori culturali e insegnanti, quasi tutti giovani e laureati , insomma le politiche salviniane hanno generato un dramma occupazione grande come quello possibile per l’ex Ilva, reso meno visibile solo perchè non concentrato in un territorio ristretto, ma perchè spalmato sull’intero territorio italiano. Una responsabilità che a questo punto, visto che il nuovo governo da questo punto di vista è colpevolmente immobile, andrà storicamente condiviso in continuità fra Conte 1 e Conte 2 nonostante il passaggio di mano nella maggioranza fra centro destra e centro sinistra. Senza contare che assieme alla protezione umanitaria, è stato abolito il principale canale di accesso per ottenere il permesso di soggiorno. E dunque i 500 mila irregolari censiti dal governo del cambiamento (Conte 1, Salvini – Di Maio), secondo i dati di Openpolis potranno arrivare a 680 mila entro la fine di quest’anno (Conte2 Zingaretti – Di Maio) e superare i 750 mila a gennaio del 2021. Insomma una continuità nell’azione o meglio nell’inazione di Governo che dovrebbe far vergognare i democratici e non solo quelli del PD. Aumenteranno le persone abbandonate a se stesse, prive di documenti e di prospettive di integrazione che rendono alla fine meno credibili gli allarmi su enofobia e razzismo perchè non agire, lasciando persone allo sbaraglio, è anch’essa una forma di razzismo. Il numero dei disperati sta crescendo nonostante quello degli sbarchi si sia drasticamente ridotto, con soli 2.700 arrivi in un semestre e questo non si può più solo attribuire a Salvini se nulla viene fatto di concreto per eliminare quei decreti. Resta fallimentare anche la politica dei rimpatri: l’anno scorso ne sono stati disposti 27 mila ed eseguiti 5.600. Piccoli numeri ridicoli a fronte di un’emergenza che il decreto sicurezza ha aggravato e il cui mantenimento rende correi gli attuali governanti.

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