Per la ricostruzione del ponte Morandi esce di scena la Cimolai di Pordenone, mentre la De Eccher era già “desaparecida”

Il dado è tratto, e anche se il nuovo ponte “Morandi” a Genova non servirà per valicare il Rubicone ma il rio Polcevera tra i quartieri di Sampierdarena e Cornigliano la decisione era di quelle “storiche”. A prenderla è stato il commissario straordinario nonché sindaco di Genova Marco Bucci. Ma in realtà l'impressione è che tutto sia finito come da copione già scritto all'indomani del crollo del Morandi, infatti in maniera irrituale a sole due settimane dal crollo del 14 agosto il vicepremier M5S Luigi Di Maio e il ministro M5S per le Infrastrutture Danilo Toninelli dopo aver per giorni demonizzato la società Autostrade, dichiararono: "I lavori a Fincantieri e Cassa Depositi e Prestiti". Una promessa che magicamente diventata realtà e non certo per poteri divinatori dei due pentastellati. Quattro mesi dopo tutto si è materializzato nell’azione del commissario straordinario, che dipende però direttamente dal presidente del consiglio Giuseppe Conte. La decisione di Bucci sarebbe stata presa sette giorni fa dopo l’incontro, guarda caso, con il ministro Toninelli. Insomma una chiara pressione del governo sulla scelta del progetto ma anche su chi, almeno in linea teorica, pagherà per la ricostruzione. Nel decreto Genova che come è noto si era fatto attendere decisamente più del dovuto lasciando a bagnomaria centinaia di sfollati, era stata confermata l’esclusione di Autostrade dalla ricostruzione che dovrà invece mettere mano al portafoglio nonostante la sua esclusione dalla ricostruzione. Si legge nel decreto “Qualora il concessionario Autostrade per l’Italia, gruppo Atlantia, non pagasse, o lo facesse con ritardo le spese per ricostruire il ponte Morandi di Genova, lo Stato anticiperà una somma di 30 milioni annui tra il 2018 e il 2029 attingendo al Fondo per le infrastrutture”. Insomma se Autostrade non dovesse pagare subito o vincesse dei ricorsi e non solo contro la sua esclusione, lo Stato, quindi i cittadini italiani, si dovranno fare carico di garantire le coperture necessarie andando a pescare dal Fondo per le Infrastrutture. Un rischio che si poteva evitare se solo si fosse ragionato in maniera pragmatica e non cercando di fare propaganda, infatti ovunque al mondo vige il principio che chi rompe non solo paga ma anche ripara. Ma nel caso del Morandi si è voluto colpire la società Autostrade giudicandone la colpevolezza ben prima che si esprimessero le aule di giustizia. Un brutto precedente che la dice lunga sulla natura del governo gialloverde. Comunque almeno da oggi è chiaro il cronoprogramma per ridare a Genova quel collegamento così importante ed è chiaro che sarà una cordata di imprese (Salini, Impregilo, Italferr, Fincantieri), che si chiamerà “PerGenova”, a costruire la nuova infrastruttura viaria. La ricostruzione dovrebbe partire il 31 di marzo prossimo. Il cantiere per la demolizione invece è stato aperto sabato scorso e vede impegnate cinque ditte - Fagioli, Omini, Vernazza, Ipeprogetti e Ireos – per una commessa ha un valore di 19 milioni. Il nuovo ponte invece costerà intorno ai 200 milioni di euro e sarà realizzato, su progetto di Renzo Piano, entro la fine del 2019. Rimane fuori dai giochi il gruppo Cimolai di Pordenone, con il progetto firmato dall’altra “archistar” Santiago Calatrava. La società di Pordenone ha comunicato di essere stata informata dal Commissario straordinario che i lavori per la ricostruzione del ponte sul Polcevera verranno affidati alla cordata concorrente. "La società Cimolai - si legge in una nota - per puro spirito di servizio al Paese e per non ostacolare la ricostruzione tale da aprire al traffico l'infrastruttura entro Natale 2019, non ha intenzione di presentare ricorso".
Ma non era solo la friulana Cimolai in lizza per il ponte, ma anche la Rizzani De Eccher impresa di Pozzuolo del Friuli da oltre un miliardo di fatturato. L'azienda friulana aveva lavorato a un progetto completo, un pacchetto unico, che includesse demolizione e costruzione. Lo spiegava a novembre il direttore commerciale per l'Italia Enrico Barbiero, che aveva incontrato Bucci insieme ai vertici dell'azienda. La distruzione del ponte potrebbe durare 3-4 mesi, spiegava Barbiero che riteneva l'idea del pacchetto unico “demolizione/ricostruzione” una carta vincente se non altro perchè il cantiere avrebbe potuto lavorare in continuità. Poi improvvisamente Rizzani De Eccher è uscita di fatto dall'orizzonte e la corsa è diventata a due. Difficile sapere con precisione perchè, ma voci giornalistiche legano l'uscita di scena alle notizie che hanno raggiunto ovviamente anche Genova dell'inchiesta della procura di Gorizia sulla cosiddetta “cupola” degli appalti nella quale è indagata anche l'azienda friulana. Anche se è vero che quell'indagine è in realtà alle battute iniziali e tutti sono innocenti fino a prova contraria definitiva, un principio di “precauzione” avrebbe spinto la committenza ligure ad evitarsi eventuali futuri imbarazzi. Solo illazioni ovviamente, ma che dimostrano come certe vicende possono viaggiare sottotraccia e diventino pesanti nel delicato mondo degli appalti. Ma tornando al ponte questo perderà, come è ovvio la sua antica denominazione di ponte Morandi e si chiamerà il ponte di Genova. La cordata vincente si è detta disponibile per velocizzare le procedure a costituire una unica struttura giuridica. Lo spiega il decreto del Commissario che scrive che gli assegnatari sono disponibili a iniziare i lavori per "la risoluzione delle interferenze e lo spostamento dei sottoservizi il 1 febbraio e hanno dichiarato di potere "terminare il completamento dell'impalcato in quota entro il mese di dicembre 2019". Questo non vuol dire che il manufatto sarà operativo per natale prosimo come la propaganda di governo sbandiera. Ci vorranno infatti settimane o forse mesi er collaudi ed opere di contorno.
La Società di scopo a cui verrà spetterà la ricostruzione sarà composta paritariamente da Salini Impregilo e Fincantieri e si chiamerà "Per Genova". Mentre a Italferr spetterà la progettazione sulla base di quanto previsto da Renzo Piano che, tuttavia, non dovrebbe essere coinvolto direttamente nei lavori, ma ne sarà una sorta di “padre nobile”...gratuito.
Il ponte "sarà costituito da un impalcato in acciaio, con una travata continua di lunghezza totale pari a 1100 metri, costituita da 20 campate. Il progetto - spiegano Salini Impregilo e Fincantieri - prevede 19 pile in cemento armato di sezione ellittica posizionate con un passo costante di 50 metri, ad eccezione della campata sul torrente Polcevera e di quella sulle linee ferroviarie, dove l'interasse passa da 50 a 100 metri", una soluzione che consente di limitare le dimensioni delle strutture e delle fondazioni fornendo al manufatto il massimo di sicurezza possibile.

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