Licenziato per giusta causa se cancelli dati dal pc aziendale

La Corte di Cassazione ha eliminato ogni possibile dubbio riguardo ad una situazione di conflitto lavorativo abbastanza diffusa: se un dipendente viene licenziato perchè è stato trovato intento a cancellare dati presenti nel computer dell'azienda, questo costituisce una causa legittima di licenziamento per giusta causa.

La suprema corte, infatti, ha respinto il ricorso intentato da un dipendente licenziato proprio per questo motivo, affermando che la legittimità del licenziamento, sussiste sia sotto il profilo del rispetto delle garanzie procedimentali sia sotto quello della sussistenza della giusta causa. "La condotta del dipendente - aggiunge la Corte - oltre a essere astrattamente inquadrabile nella fattispecie penale di cui all’art. 635 bis c.p., rientra nella previsione degli artt. 146, comma 2°, e 151 del CCNL, secondo i quali il lavoratore, in caso di grave violazione dell’obbligo di conservare diligentemente le merci e materiali dell’impresa, può essere licenziato".

La possibilità di recuperare o meno tali dati non risulta rilevanti ai fini della valutazione del comportamento del dipendente, "il reato di danneggiamento di dati informatici previsto dall’art. 635 bis c.p., risulta commesso anche quando la manomissione ed alterazione dello stato di un computer sono rimediabili soltanto attraverso un intervento recuperatorio postumo".

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