La Ue proroga le sanzioni economiche alla Russia di altri sei mesi. Contratti con Mosca per le aziende italiane a rischio?

La notizia trova scarsa eco sui media italiani dove prevalgono le cose di casa a quelle internazionali  anche se, come in questo caso, le ricadute sull'economia nazionale  sono enormi. Il Consiglio europeo in ossequio ai desiderata di Donald Trump  ha oggi infatti prorogato le sanzioni economichriguardanti settori specifici dell'economia russa fino al 31 luglio 2019.
La decisione, si legge nella nota del Consiglio, “fa seguito all'aggiornamento del presidente Macron e della cancelliera Merkel al Consiglio europeo del 13 e 14 dicembre 2018 in merito allo stato di attuazione degli accordi di Minsk, a cui sono collegate le sanzioni. Poiché non sono stati fatti progressi, il Consiglio europeo ha preso la decisione politica di rinnovare le sanzioni economiche nei confronti della Russia”. Il Consiglio “ha adottato tale decisione in data odierna mediante procedura scritta e, come di regola per tutte le decisioni di questo tipo, all'unanimità”.
Le misure riguardano i settori finanziario, dell'energia, della difesa e dei beni a duplice uso. Introdotte inizialmente per un anno, il 31 luglio 2014, in risposta alle azioni della Russia volte a destabilizzare la situazione in Ucraina, tali misure sono state rafforzate nel settembre 2014.
Le sanzioni economiche prorogate con la decisione di oggi, fra l'altro, limitano l'accesso ai mercati dei capitali primari e secondari dell'UE da parte di cinque grandi enti finanziari russi a maggioranza statale e delle loro filiali controllate a maggioranza stabilite al di fuori dell'UE, nonché di tre grandi società russe attive nel settore energetico e tre attive in quello della difesa; impongono un divieto di esportazione e di importazione per quanto riguarda il commercio di armi; stabiliscono un divieto di esportazione dei beni a duplice uso per scopi militari o per utilizzatori finali militari in Russia; limitano l'accesso russo a determinati servizi e tecnologie sensibili che possono essere utilizzati per la produzione e la prospezione del petrolio.
Oltre a queste sanzioni economiche, in risposta alla crisi in Ucraina sono inoltre in vigore varie misure dell'UE, tra cui misure restrittive individuali mirate, ossia il divieto di visto e il congelamento dei beni, al momento nei confronti di 164 persone e 44 entità fino al 15 marzo 2019; e misure restrittive in risposta all'annessione illegale della Crimea e di Sebastopoli, limitate al territorio della Crimea e a Sebastopoli, attualmente in vigore fino al 23 giugno 2019 Il 19 marzo 2015 il Consiglio europeo ha deciso di far dipendere la durata delle sanzioni dalla piena attuazione degli accordi di Minsk, che doveva avvenire entro il 31 dicembre 2015. Dal momento che ciò non è avvenuto, le sanzioni sono rimaste in vigore.  Non è certo una buona notizia per le aziende italiane che da anni si vedono precludere il mercato russo.   Inoltre non è ben chiaro se il voto Ue di oggi potrà avere ripercussioni sul contratto   da 1,1 miliardi di
euro firmato da giovedì scorso da   Saipem in Russia per il gas liquefatto. Questo contratto non è solo una ricca commessa ma anche un accordo "politico" attuato  con l’appoggio del Governo italiano che ritaglierebbe a un ruolo di primo piano per le imprese italiane
nello sviluppo delle risorse di gas in Russia, ma ciò dovrebbe avvenire in barba alle nuove sanzioni americane. Fra l'altro, come ricorda Sole 24 ore , la Saipem non era sola alla cerimonia organizzata a Palazzo Chigi dal vicepremier Luigi Di Maio in presenza dell’ambasciatore russo Sergey Razov quando sono stati firmati accordi anche da Sace Simest (Gruppo Cdp) e Nuovo Pignone che fra l'altro non più un’impresa italiana, visto che oggi appartiene all’americana Bhge (Baker Hughes General Electric), ma che resta  un pezzo importante della nostra storia industriale. Una commessa da mezzo miliardo come spiega un  comunicato del Ministero dello sviluppo economico, che parla di accordi per complessivi 2,7 miliardi. Ma è palese che l'affare più importante sia quello di Saipem  che è dal 2016 che ha una partnership strategica con la russa  Novatek. Del resto Saipem era già stata indicata mesi fa dai russi come la candidata ideale per il delicato compito appena affidatole, ossia la progettazione e la costruzione di tre piattaforme a gravità in cemento, che verranno ancorate ai fondali marini in una zona con temperature estreme, a nord del Circolo polare artico, per sostenere altrettanti impianti di liquefazione del gas: treni da 6,6 milioni di tonnellate l’anno ciascuno, grazie ai quali Mosca – che già controlla il 10% delle forniture mondiali di Gnl – potrà rafforzare ulteriormente la sua presenza sul mercato. La commessa però non è priva di rischi. Washington, a sua volta lanciata alla conquista del mercato del Gnl minaccia ulteriori sanzioni contro Mosca, mirate proprio al settore dell’energia di cui quelle approvate dalla Ue sarebbero solo una parte.
Ma l’appoggio del Governo italiano nel caso di Arctic Lng 2 è solido. Ed è particolarmente significativo, visto che per il gasdotto Tap non sono mancate critiche sulla possibilità teorica di trasporto del gas russo. Il comunicato di ieri del Mise esprime invece «soddisfazione» per la recente missione a Mosca del premier Giuseppe Conte, che ha gettato le basi per le commesse appena assegnate, e definisce «positivo» il quadro dei rapporti bilaterali con la Federazione russa. «Al fine di approfondire ulteriormente tale collaborazione strategica», l’Italia – conclude la nota – ha accolto «volentieri» l’invito a partecipare alla fiera internazionale Innoprom a Ekaterinburg nel 2020. Certo che se l'approccio finale nelle trattative internazionali per il governo italiano sarà come quello sulla trattativa con l'Unione per la legge di stabilità per Saipem c'è ben poco da stare tranquilli.

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