La Grecia di Tsipras dice “No” all’Europa. Renzi resta al palo ?

Quando Renzi e Tsipras si trovarono a Roma nel febbraio scorso, il nostro Presidente del Consiglio omaggiò quello greco, appena eletto dai suoi cittadini, regalandogli una cravatta. Era quella che rappresentava il semestre europeo guidato dall'Italia, concluso poco prima di allora. Matteo Renzi ricordava infatti quanto era stato detto da Tsipras e cioè che non avrebbe portato alcuna cravatta finchè la Grecia non fosse uscita finalmente dalla crisi.

Ieri il popolo greco è andato alle urne per dire la sua su un quesito referendario importantissimo per la Grecia ma anche per tutto il continente europeo. Si leggeva nel testo: "Ai cittadini greci è domandato se deve essere accettata la bozza di accordo presentata da Commissione europea, Banca centrale europea e Fondo monetario internazionale nell'Eurogruppo che si è tenuto il 25 giugno 2015, composto da due documenti: il primo documento è intitolato 'Riforme per il completamento dell’attuale programma e oltre' e il secondo 'Analisi preliminare per la sostenibilità del debito' ". Il risultato finale è stato, senza se e senza ma, un forte "No" pari al 61,3% dei votanti. Un segnale inequivocabile verso le principali istituzioni europee e tutti i cittadini della vecchia Europa (e forse anche più in là).

La Grecia ha risposto "Presente !" e ha fatto sentire la sua voce, dietro chiamata diretta da parte del governo di Atene. “Noi vogliamo dare una mano vera alla Grecia, che non vuol dire dare sempre ragione - aveva detto Matteo Renzi solo qualche mese fa -, ma siamo sicuri che ne uscirà e quando accadrà ci piacerebbe che il premier indossasse una cravatta italiana”. Tsipras aveva accettato il regalo del nostro Presidente del Consiglio e, a sua volta, aveva contraccambiato il gesto. Pochi giorni fa lo stesso Renzi era volato in Germania e, a fianco di Angela Merkel, si era espresso in termini a dir poco critici nei confronti del suo omologo di Atene: "Il referendum in Grecia - ha affermato Renzi - è un errore, secondo me, ma rispetto la volontà del popolo greco". "Non è pensabile - aveva quindi aggiunto - che noi abbiamo smesso di pagare le baby pensioni in Italia per pagarle in Grecia. Il referendum non è un derby tra qualche leader europeo e Tsipras".

Chiaramente, con questa presa di posizione, l'Italia s'è messa di fianco alla Germania, lo stato che in Europa fa oggi il buono ed il cattivo tempo. Renzi ha evidentemente fatto il tifo per il "Sì", per la Merkel e per la posizione dominante che questa ha assunto da tempo all'interno delle politiche dell'Ue. Che Renzi conti sui buoni rapporti con la Germania è sotto gli occhi di tutti, ma dovrebbe anche ricordare che l'Italia fa parte di quei paesi del sud Europa che avrebbero bisogno di unire le loro forze per richiedere una politica diversa dall'austerity che domina la scena dal governo Monti in poi.

Il problema è forse quello di capire se Renzi immagini una politica diversa da quella condotta dalla fine del 2011. L'austerity non ha portato l'Italia molto lontano, anzi. La crisi non si allontana ed il bisogno di sviluppo, investimenti e lavoro è sempre più forte: abbandonare il modello imposto da Bce, Fmi e Commissione europea si sta rivelando un obbligo per il futuro dell'Italia. In Grecia ormai la maggior parte dei cittadini andati al voto lo hanno capito. Sarebbe il momento, presto o tardi, di dare la possibilità anche in Italia, ai cittadini, di indicare una via nuova e che non risenta sempre di pesanti condizionamenti dei partiti.

I tagli alle spese pubbliche, l'aumento della pressione fiscale  e le riduzioni indiscriminate alle pensioni non bastano. Se ne è accorta di recente anche l'ex ministro del lavoro e delle politiche sociali (con Monti) Elsa Fornero. Renzi ed il partito di governo, il Pd, vogliono continuare a gestire la situazione in linea con le indicazioni della Troika. Forse qualcuno dovrà però spiegare al nostro Presidente del Consiglio che il regalo di una cravatta non è certo la scelta più adatta perchè qualcuno non pensi al termine 'cravattaro': sinonimo di strozzino e usuraio nel dialetto romanesco.

Non sta scritto da nessuna parte che i debiti vadano onorati sempre e comunque: la morsa di un 'cravattaro' può essere mortale. Già nel XIII secolo Tommaso d’Aquino condannava ogni forma di usura come innaturale a causa di un peccato molto noto anche di questi tempi, l'avarizia. E' forse uno degli ultimi spettri rimasti ad aggirarsi per l'Europa ?

 

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