IRAQ: RITORNANO LE CROCI, MA PERICOLO ULTRA-ISLAM

Se Mossul contende alla siriana Aleppo il tremendo appellativo di 'città martire', nel martoriato Iraq appaiono due segni antitetici a sfondo religioso. Infatti in molte città c'è il ritono delle croci, simbolo dlla cristianità. Ma intanto il patriarca dei caldei (cattolici) accusa il Governo di Bagdad di voler islamizzare il Paese.
Chi conosce la storia recente di questo Stato non dovrebbe stupirsene: ai tempi di Saddam, pur sanguinario dittatore, c'era piena libertà di culto. Anche per i cristiani. Il più noto esponente cattolico del regìme era il ministro del Petrolio, Tarek Aziz, che fu addirittura ricevuto in Vaticano da Papa Wojtyla.
Le croci fanno la loro riapparizione nei monasteri profanati dai barbari dell'Isis, che proprio a Mossul hanno costituito la follia del Califfato. Profanati i libri nelle chiese e gettati nei cortili; soltanto alcuni dei manoscritti più preziosi sono stati messi in salvo dai frati, nascondendoli,
Il tutto avviene mentre lì intorno è un susseguirsi di case bruciate e di tunnel dell'Isis che, prima di fuggire, hanno devastato tutto e inquinato con il gasolio i pozzi dell'acqua.
Se questo è il quadro lasciato dai 'miliziani del terrore', ben più sottile (ma egualmente efficace) è la persecuzione dei cristiani da parte del Governo centrale di Bagdad. Evidente, secondo i caldei, la sua volontà di islamizzare l'intero Paese, facendo sentire i cattolici come stranieri indesiderati in casa loro.
Fin dalla catastrofica invasione Usa del 2003 (con l'uccisione di Saddam) le politiche irachene sono sempre state settarie, confessionali, mirate a marginalizzare le minoranze religiose. Un esempio recente: una legge che vieta la produzione e il consumo di alcool. Solo che c'è il particolare che l'alcool è da secoli prerogativa esclusiva dei cristiani.
Dopo la morte di Saddam ci sono soltanto 5 deputati cristiani su 325 parlamentari, ma non hanno possibilità di intervenire in aula. A Mossul c'erano 50 mila cattolici; molti se ne sono dovuti andare per le persecuzioni dell'Isis. Pochi torneranno. Ma soltanto se il Governo del Premier Haider al Abadi, a maggioranza sciita, apra un dialogo pacifico con le tribù sunnite. La città deve diventare un 'ponte' tra le varie religioni.

Augusto Dell'Angelo

Augusto.dell@alice.it

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