In Perù sfida col cacao al cartello dei Narcos

Una speranza. Come quando dalle grosse nuvole amazzoniche che si addensano sul cielo da qui spunta di nuovo un raggio di sole.
Nella fascia nel Nord del Perù, al confine con l’Ecuador, fino a poco tempo fa c’era l’impero dilagante della coca e dei narcos, ma adesso 45 mila famiglie guidate dalle donne della comunità awajùn lanciano la sfida, aiutate da una Ong italiana, costituendo un piccolo regno del cacao, che gli antichi chiamavano “cibo degli dei”.
E’ il loro ‘oro nero’, la speranza di una nuova ricchezza per questo “cartello criollo” poiché prendono l’Occidente per la gola. Qui c’è la più grande e preziosa produzione al mondo. I ‘cacaoteros’ che hanno sostituito i ‘cocaleros’ se ne sono resi conti.
E ringraziano ‘Pacha mama’ (la madre terra) per questo dono che rende un business di 145 milioni di dollari all’anno. D’accordo, un chilo di cacao rende soltanto 3 soles (un euro) contro i 120 (40 euro) che frutterebbe la coca. Meno soldi, ma più felici perché la loro vita è cambiata in meglio e non ci sono più i pericoli del mondo della droga.
E sono contente soprattutto le loro donne che non vedono più tornare a casa ubriachi i loro uomini, che spendevano al bar per il ‘trago’ (alcol) la paga per il raccolto della droga. E dicono che il cacao ha le stesse qualità della coca (migliorare l’umore e dare forza), ma non alimenta gli stessi commerci negativi. Del resto il cacao era un frutto sacro già ai tempi del Dio azteco Quetzalcoatl, da cui discende appunto il nome ‘cioccolato’.
Appena hanno ‘annusato’ l’affare derivante da quei frutti gialli e rossi, grandi come cedri, molti hanno lasciato l’attività tradizionale della pesca per l’agricoltura. Addirittura dal distretto di San Martin, storico teatro di narcotraffico e guerriglia.
La loro vita non era né bella né vera. Quella scelta adesso è l’esempio della strada che il Paese amazzonico vuol prendere per uscire dalla povertà e dalla violenza con un regìme di crescita non truccata. Ciò anche grazie alla battaglia condotta dal Presidente peruviano Ollanta Humala che, entro l’anno, promette di ridurre della metà i 60 mila ettari di campi illegali di coca.
Augusto Dell’Angelo
Augusto.dell@alice.it

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