In Italia il reato di tortura è “scomodo”. Nonostante la Convenzione Onu firmata nel lontano 1987.

C'è un testo che potrebbe portare ad una legge ad hoc sul reato di tortura anche in Italia. Approvata dalla Camera dei deputati la proposta di legge è ora passata all'esame della Commissione Giustizia del Senato: le modifiche appena apportate hanno ulteriormente depotenziato un testo che era già il frutto di un accordo tra il Pd e l'alleato (Ncd) che garantisce equilibri di governo e, al tempo stesso, porta avanti certe istanze conservatrici della Polizia di Stato.

Come se non bastasse, Patrizia Moretti, la madre di Federico Aldrovandi, lo studente 18enne picchiato a morte dai quattro poliziotti poi condannati per "eccesso colposo nell'uso legittimo delle armi", ha deciso di ritirare le querele nei confronti di quanti, dal 2005 ad oggi, hanno infangato la sua persona e la memoria del figlio. "Quei quattro poliziotti non dovevano più indossare quella divisa - ha affermato la Moretti -: nessuno può indossare una divisa dello stato se pensa che sia giusto o lecito uccidere. Il delitto è stato accertato, le sentenze per omicidio emesse. Invece le divise restano sulle spalle dei condannati fino alla pensione. Fine del discorso. La mancanza di provvedimenti non guarda al futuro, non protegge i diritti e la vita: non tutela nemmeno l'onestà delle forze dell'ordine. A dieci anni dalla morte di Federico per il mio ruolo di madre, ma anche per le mie aspirazioni e per la mia attuale visione del mondo, penso che il dedicare anche solo alcuni minuti a persone che disprezzo sia un’imperdonabile perdita di tempo. Non voglio più doverli vedere né ascoltare o parlare di loro. Perciò ritirerò le querele ancora in corso".

Un esempio di pulizia e integrità morale quello della madre di Aldrovandi che andrebbe ripagato dalla politica con una legge che introduca un reato che in gran parte d'Europa è già punito. Facciamo qualche esempio: in Francia il reato di tortura è un reato la cui pena minima è fino a 15 anni senza possibilità di godere di sospensioni. La reclusione può arrivare fino a 20 o 30 anni a seconda delle fattispecie. Il Criminal Justice Act inglese stabilisce dal 1988 che nel Regno Unito ci sia il carcere a vita per chi commette torture. In Spagna le pene differiscono in base a chi è l'autore del reato: in generale la pena prevista è da 6 mesi a due anni ma, se il colpevole è un funzionario pubblico, scatta anche un’assoluta inabilitazione (dagli 8 ai 12 anni).

L'Italia ha firmato la Convenzione contro la tortura e altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti nel 1987 e ha subìto la condanna da parte della Corte europea dei diritti umani per i fatti del G8 di Genova (2001), in particolare per le violenze perpetrate alla scuola Diaz. Dove gente normale stava dormendo. La Corte ha parlato di "tortura" nei confronti di uno dei manifestanti e ha espresso la propria condanna anche perché l'Italia non ha ancora mai legiferato per punire il reato.

Il disegno di legge ora dovrà ritornare alla Camera nel caso in cui l'aula del Senato approvi le modifiche fatte in Commissione Giustizia. Il serio pericolo è che l'Italia continui ad essere inadempiente su questo fronte, ed i suoi cittadini indifesi davanti ad episodi di tortura anche dopochè questa sia stata commessa. Sarebbe una vera beffa anche dotarsi di una legge che facesse 'da specchietto per le allodole': che aprisse cioè ai processi ma che poi rendesse il reato difficile da provare.

 

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