In Italia fare giornalismo e denunciare è sempre più difficile: lo dice la Commissione Antimafia

Ucciso a sangue freddo mentre si trovava in diretta radiofonica con gli ascoltatori. E' successo stamattina in Brasile a Gleydson Carvalho, il giornalista di Radio Liberdade FM nella città di Camoncin, stato del Cearà. Mentre era in corso una pausa pubblicitaria del programma, Carvalho è stato raggiunto da due killer che hanno sparato tre colpi: uno alla testa e due allo stomaco. Carvalho è il quarto giornalista ucciso in Brasile dall'inizio dell'anno. La notizia giunge proprio due giorni dopochè, in Italia, la Commissione Parlamentare Antimafia ha dato all'unanimità il suo ok all’inchiesta condotta sui rapporti tra la mafia e l'informazione nel nostro Paese da luglio dello scorso anno ad oggi.

Carvalho era noto nel nordest del Brasile come quel genere di giornalista che non si ferma soltanto perchè vede emergere la corruzione di politici oppure di altri amministratori pubblici e deve farne, come vuole la professione, nomi e cognomi. Esistono tanti Carvalho pure in Italia, anche se non noti al grande pubblico. Secondo l'Antimafia infatti dal 2006 ad oggi sono state ben 2060 già solo le intimidazioni verso chi fa questo lavoro. Le audizioni che la Commissione presieduta da Rosy Bindi ha fatto con esperti e operatori dell'informazione che hanno subìto minacce e ritorsioni delineano un quadro ancora più allarmante.

Nella relazione presentata dal vicepresidente della Commissione, Claudio Fava, risulta “l’incremento degli atti di ostilità nei confronti dei giornalisti: 2.060 dal 2006 al 31 ottobre 2014, con un costante incremento che ha registrato il suo picco nei primi 10 mesi del 2014, con 421 atti di violenza o di intimidazione, quasi tre ogni due giorni”. Un dato da non trascurare affatto è che sono “pochissimi gli episodi in cui gli autori - si legge sempre nella relazione - sono stati identificati, giudicati e condannati”.

La commissione Antimafia ha evidenziato poi come sia “una lacuna grave, alla quale dovrà essere posto rimedio al più presto, non aver ancora normato contrattualmente la figura dei freelance, che è di fatto l’ossatura dell’intero sistema informativo italiano”. Freelance che sono i soggetti più facili da colpire attraverso le cosiddette querele temerarie o altri tipi di pressioni più subdole mirate ad ottenere da chi scrive “comportamenti più rispettosi”.

E' oggi ancora più facile intuire le ragioni per cui molti lettori avvertano la presenza di sacche di informazione reticente. Grazie a queste i Carvalho sono i primi a sparire dal panorama dell'informazione italiana perchè costretti a cambiare lavoro o perchè oscurati e messi a tacere a causa di “editori attenti a pretendere il silenzio delle loro redazioni su fatti o nomi innominabili”. Sempre secondo quanto venuto alla luce appare un ulteriore dato che riguarda direttamente l'albo professionale di categoria: “L’Ordine dei giornalisti ha ormai abdicato ad esercitare una funzione di fattivo controllo, avendola dovuta delegare per legge ai cosiddetti consigli di disciplina che fino ad oggi hanno funzionato poco o nulla”.

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