Il Renzi gongolante viene smentito da Poletti. “Errore umano” del Ministero del Lavoro sui nuovi contratti a tempo indeterminato

Il Manifesto di oggi presenta un editoriale dal titolo che è tutto un programma: "Ministero buffo e i dati veri del Jobs Act". Che cosa ha fatto il Ministero del Lavoro retto da Giuliano Poletti ? I conti non tornavano nel dicastero romano. Dopochè martedì aveva pubblicato dati ufficiali sui nuovi contratti a tempo indeterminato, oggi è arrivata la rettifica con una quanto mai doverosa correzione. Non sono più 630.585 il numero totale dei nuovi contratti a tempo indeterminato ma, udite udite, praticamente la metà: 327.758 calcolati rispetto allo stesso periodo dell'anno passato (gennaio-luglio).

"I dati di oggi sull'occupazione, la produzione industriale e la crescita - aveva detto il premier Matteo Renzi poco più di un mese fa - sono ancora bassi rispetto a quello che possiamo fare ma più alti del recente passato. Questo perché quando si fanno le riforme le cose cambiano". E' questa solo una delle tante dichiarazioni che in questi mesi il Presidente del Consiglio ha reso a sostegno del celebre Jobs Act. La situazione nel suo complesso sembra proprio essere quella tipica di quei periodi in cui la propaganda la fa da padrona. Il Ministero del Lavoro di Poletti in un primo tempo aveva trovato persino una comoda giustificazione all'episodio (?) senza ricorrere a smentite o all'ammissione dell'errore, se pure fosse così evidente.

Le infor­ma­zioni fornite dal ministero con la sede in via Veneto sarebbero state oggetto di una presunta "oscillazione" per via degli aggiornamenti continui. Come a dire: "Avete capito male voi giornalisti !". Nemmeno che i dati derivanti dall'apertura o dalla chiusura dei contratti di lavoro dipendessero dall'andamento del Mib e dagli altri indici che regolano le Borse mondiali. "Le revi­sioni non pos­sono certo stra­vol­gere - si legge sempre nell'editoriale odierno del Manifesto - i dati sep­pure prov­vi­sori for­niti a venti e qua­ranta giorni dalla chiu­sura del mese di rife­ri­mento, altri­menti signi­fi­che­rebbe che le imprese pos­sono comu­ni­care avvia­menti e ces­sa­zioni di rap­porti di lavoro con dila­zioni tem­po­rali che non per­met­tono nes­suna valu­ta­zione dell’andamento del mer­cato di breve periodo e quindi delle riforme, ren­dendo il sistema sta­ti­stico sem­pli­ce­mente inutile".

In altre parole l'errore commesso dal Ministero del Lavoro (un "errore umano", secondo il ministro Poletti) mette in crisi tutto il palco costruito in questi mesi da Matteo Renzi e dal suo governo che, in attesa dei dati ufficiali che avrebbero dovuto fotografare una diversa realtà del mondo del lavoro in Italia, troppo prematuramente andavano cantando le lodi del Jobs Act. Non ci resta che continuare a monitorare il presente ed una realtà che, qui e ora, non appare certo nè nuova, nè (tanto meno) luminosa.

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