Il Pd “quasi” sconfessa Minniti e decide di non votare il rifinanziamento della sedicente guardia costiera libica

Non sappiamo se gli oltre 44 morti e 130 feriti, tra i quali molti in pericolo di vita, bilancio del bombardamento aereo contro il centro per migranti di Tajoura non lontano da Tripoli i Libia ha avuto un peso nella decisione del Pd di non votare a favore al rifinanziamento della guardia costiera libica, di certo il drammatico evento ha mostrato il classico “re nudo”,  ha fatto vedere anche agli occhi dei più scettici, ma non di chi non vuol vedere perchè disinteressato all'umanità extra-nazionale,  che la Libia non solo non è un porto sicuro, ma non è neppure territorio sicuro, perchè è drammaticamente in corso una feroce guerra civile che come spesso accade nasconde la guerra fatta conto terzi  in nome di interessi economici e geopolitici stranieri una parte dei quali sono italiani. Così oggi leggiamo: «I gruppi del Pd alla Camera e al Senato non ritengono ci siano le condizioni per rinnovare il sostegno alla missione bilaterale di assistenza alla Guardia costiera della Marina militare libica». Così la parte finale della risoluzione del Pd, accolta dal gruppo riunito alla Camera. I dem per questo non parteciperanno al voto. In sostanza il Pd abbandona la linea Minniti. L'ex ministro,forse non a caso, ha lasciato la riunione appena prima della sua conclusione. Non c'è stata una votazione. Il dispositivo unitario è stato assunto in quanto tale dall'assemblea. «Tutte le iniziative, da "Mare sicuro" a "Sophia", alla stabilizzazione, al controllo nei campi di raccolta, soprattutto all'attività della guardia costiera libica sono state sostanzialmente abbandonate. Non c'è più vigilanza, non c'è più controllo, e quindi l'approccio integrato che si era scelto di fare con gli accordi precedentemente sottoscritti non è più rispettato», così il capogruppo del Pd a Montecitorio, Graziano Delrio, al termine della riunione dei deputati, spiega la decisione, che non considera quindi ammissione di errore del passato ma una scelta dettata dal mutato clima internazionale. C'è ovviamente un fondo di verità in questo, se no altro perchè da aprile scorso hanno cominciato a tuonare cannoni e crepitare mitragliatrici, ma in realtà la scelta di Minniti aveva non poche ipocrisie già prima, se non altro quella enorme che vedeva centinaia di migliaia di persone nascoste in lager da fare “invidia” a quelli nazisti. Insomma profughi e migranti nascosti come fossero polvere sotto un tappeto. Ma in realtà nessuno può dir che tutto questo non fosse conosciuto perchè di “sbirciate” sotto quel tappeto intriso di sangue e dolore erano state fatte e documentate. Così coe si conoscono le condizioni di vita di tre milioni di persone prigioniere della Turchia di Erdogan profumatamente pagato dalla Ue per fare il guardiano aguzzino tenendo così lontano i siriani dai confini d'Europa. Oggi improvvisamente nel Pd sembrano caduti i veli della autodifesa scoprendo che  non si può più finanziare l'infinanziabile e che la Guardia costiera libica altro non è che la prospezione i divisa dei trafficanti di morte. Le missioni in Libia «sono fondamentali, ma operano in un contesto ad alto rischio. Ad oggi il governo italiano non sta facendo nulla per stabilizzare e aiutare la pace», aggiunge la deputata e capogruppo Pd in commissione Esteri alla Camera, Lia Quartapelle. Per l’esponente esperta di politica estera però una via ci sarebbe: «la strada è chiara: gli accordi tra Italia e Libia firmati da Gentiloni nel 2017. E siccome il governo nei fatti li ha stracciati ci asterremo sulla missione della guardia costiera libica perché non abbiamo avuto abbastanza rassicurazioni. Continueremo invece il nostro sostegno per le missioni Onu, Ue e l'ospedale di Misurata».

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