Gli otto referendum di Civati e la raccolta firme per invertire la rotta

Sono passati quasi due mesi ormai da quando Pippo Civati, fuoriuscito dal Pd in primavera e fondatore di Possibile (il suo nuovo movimento politico), ha depositato gli otto quesiti per i referendum di cui si stanno raccogliendo le firme anche oggi. In dissenso col governo Renzi, l'ex parlamentare del Partito Democratico sta cercando di raddrizzare la barra rispetto a quanto il Pd aveva promesso durante la campagna elettorale 2013 e che non ha ancora mantenuto.

Gli otto referendum riguardano 4 grandi temi tutti attuali ed importanti per il futuro del Paese: la scuola, il lavoro, la democrazia e l'ambiente. Partiamo dall'ultimo quesito, quello sulla scuola: a differenza del progetto renziano di "Buona Scuola" si va in direzione contraria. La proposta referendaria prevede di eliminare il potere di chiamata delle nuove figure, i "presidi-manager", che tutto possono a cominciare dalla scelta dei docenti interni. Il referendum vuole invece mettersi principalmente a difesa della docenza e quindi dell'insegnamento, senza che si ricorra a tutti i costi ad una scuola pubblica basata su trattative private e favoritismi personali.

Per quanto riguarda il lavoro invece i quesiti interessati sono due: l'uno vuole abrogare i cosiddetti licenziamenti illegittimi da cui il Jobs Act non tutela quel lavoratore che, ottenuta l'assunzione, è ora esposto in qualunque momento al licenziamento grazie all'eliminazione dell'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori (valido per le assunzioni pre-Jobs Act). L'altro quesito vuole invece difendere i lavoratori dal demansionamento, strumento attraverso cui il datore di lavoro può dare in modo arbitrario al dipendente mansioni inferiori rispetto a quelle svolte. E' sufficiente che ci sia in previsione una riorganizzazione interna.

Tre quesiti riguardano direttamente l'ambiente: secondo lo "Sblocca Italia" del governo Renzi le attività di trivellazione per ricercare idrocarburi vanno inserite tra le attività strategiche urgenti. Ne discendono deroghe e iter semplificati a dispetto dell'ambiente e di importanti elementi di controllo e vincolo. I referendum vogliono invece eliminare il carattere "strategico" di queste trivellazioni (quesito 4) ed abrogare le parti dell’articolo 35 del “Decreto-sviluppo” del governo Monti, che derogano al divieto di trivellazioni entro le 12 miglia dalle aree protette marine e terrestri (quesito 3). Infine, restando al tema ambientale, il quesito 5 intende preferire le piccole opere rispetto alle grandi, già previste dal governo Berlusconi con l'introduzione nel 2001 di procedure speciali per queste ultime. Procedure che il presidente dell’Autorità Anticorruzione, Raffaele Cantone, ha già definito “criminogene”.

Ma il tema principale a cui sono interessati i primi due quesiti referendari è quello relativo allo stato della nostra democrazia, ossia all'attuale legge elettorale: l’Italicum, di creazione renziana, stabilirà infatti un unico grande vincitore alle prossime elezioni. Il premio di maggioranza è spropositato e non tiene affatto conto del problema della rappresentanza. In altre parole al governo Renzi basta vincere: non importa come e se l'affluenza alle urne è all'altezza, cioè se la maggioranza eletta sarà oppure no espressione di un buon afflusso popolare. Il referendum invece vuole eliminare una legge elettorale proporzionale che ha anche i capilista bloccati e le candidature plurime: due mezzi questi ultimi utili per avere in Parlamento deputati nominati dai partiti e dai capi di questi (così come con il Porcellum) i quali, alla fine della fiera, hanno più possibilità per risultare eletti.

L'ultimo giorno per firmare è il 30 settembre, manca perciò poco tempo. La raccolta firme di Civati &c. non ha avuto molta pubblicità finora ma portare il proprio contributo è semplice: quasi in tutta Italia sono disponibili i moduli da firmare nei vari comuni disseminati lungo la penisola (clicca qui). Bastano ora 500.000 firme per poter poi avere tutti l'occasione di far sentire la propria voce. Voce che a pochi politici oggi fa comodo ascoltare.

 

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