E’ tutta Farinetti del suo sacco

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Il signor Natale Farinetti, meglio conosciuto col nome di Oscar, è un imprenditore piemontese, fondatore della catena Eataly che ha punti vendita in diverse zone del nostro Paese e qualche altro tra gli Stati Uniti ed il Giappone. Farinetti sarà presente col suo logo all'Expo di Milano con due padiglioni dove troveranno spazio venti ristoranti, i cosiddetti "Italy is Eataly", ossia "il più grande ristorante che mente (e pancia) umana abbia mai pensato".

"Nel futuro del nostro Paese", ha detto l'Oscar nazionale, "per non soccombere, bisogna puntare sull’incremento delle esportazioni di agroalimentare di qualità e sulla crescita del numero di turisti stranieri. Sono le nostre due principali vocazioni, abbiamo prodotti alimentari, paesaggi e un patrimonio di opere d’arte incomparabili. Expo 2015 è un appuntamento fondamentale per favorire questi obiettivi e sicuramente non li mancherà". Papà di Farinetti è stato l'imprenditore Paolo che, a suo tempo (1967), fondò la catena di supermercati Unieuro, specializzati nell'elettronica, passati poi in eredità al figlio. Una volta entrato in società, Oscar arrivò fino alla presidenza nel 2003: a quel punto decise di vendere e fondare Eataly.

Dopo diversi passaggi televisivi, l'imprenditore di Alba è riuscito a farsi conoscere anche al grande pubblico ed ai non addetti ai lavori. Amico del Presidente Renzi, Farinetti è abituato a non fare mistero del proprio orgoglio come italiano: dopo tutto il suo brand valica i nostri confini. Ultimamente però pare proprio che tenere alta la bandiera tricolore non sia più sufficiente: dispensa infatti anche mille ragioni per sostenere questa causa. Peccato che non tutte siano così veridiche o, almeno, facilmente verificabili. Qualche esempio ? Il nostro, secondo Oscar Farinetti, sarebbe il Paese “con più biodiversità al mondo”, così ha detto in occasione di una convention un paio di settimane fa. Primato difficile da raggiungere, dato che già solo se pensiamo a mettere l'Italia a confronto con un paese come il Brasile, beh ...Non c'è proprio partita.

In uno dei suoi recenti monologhi il comico Maurizio Crozza ha parlato dell'imprenditore-tuttologo: «Farinetti è un personaggio curioso: è mezzo imprenditore e mezzo santone. Parla come Mosè, ma Mosè aveva meno tavole di lui. Ha la verità in tasca: in una tasca ha il lardo di Colonnata, nell'altra la verità. Quando lo incontri ti accontenteresti anche del lardo di Colonnata, invece ti becchi un pippone sulla lezioncina». Quella del guru "de noantri" risulta un'immagine che Farinetti ritaglia per se stesso senza timori: ha anche affermato che “l’Italia è lo 0,5% della superficie terrestre” quando parrebbe invece non raggiungere più dello 0,2%, in particolare in riferimento alle sole terre emerse (mari esclusi). “Nello 0,5% del mondo (l’Italia, ndr) ci sono 7000 specie di vegetali mangiabili, il secondo Paese è il Brasile con 3.300 - ha proseguito il boss di Eataly -. Qualsiasi regione italiana ha più specie vegetali di qualsiasi Stato dell’Europa. L’Italia ha 58.000 specie animali, il secondo Paese al mondo è la Cina con 20.000, ma non diciamoglielo sennò si arrabbiano”.

Vediamo un po': arrivare a ritenere che nel nostro stivale risiedano così tante specie animali da mettere in fila tutti gli altri Paesi, appare quanto meno incredibile. Mi gira la testa soltanto a pensare all'ipotesi che l'enorme Cina ospiti meno della metà della fauna presente invece, secondo Farinetti, sul territorio italiano. Finora non me n'ero accorto, ma se così fosse dovrei iniziare a fare molta attenzione non appena, d'ora in poi, dovessi varcare la soglia di casa o finire in un giardinetto pubblico !

L'ultima perla che ha completato la lezione di Farinetti alla platea dell'ultima convention è arrivata alla fine del discorso: “Siamo il Paese con più biodiversità, siamo il Paese che ha più etnie al mondo”. Una serie di conclusioni che sarebbe bello sottoporre al 'fact checking' (qualcuno lo ha fatto: clicca qui), cioè a quella pratica adottata negli Stati Uniti da ogni mezzo di comunicazione per verificare le notizie prima della pubblicazione finale. Fino agli anni '80 in ogni redazione c'erano giornalisti al lavoro in questa direzione: oggi grazie al web sta tornando di moda, perciò forse anche a Farinetti converrebbe stare più attento nei suoi sermoni. Soprattutto quando sconfina dal proprio campo, quello prettamente imprenditoriale.

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