Cassazione, l’articolo 18 dei lavoratori sparisce anche nella pubblica amministrazione

Da marzo, mese in cui il contratto a tutele crescenti era entrato in vigore, fino all'altro giorno Renzi e tutto il governo s'erano spesi nell'affermare ripetutamente come i dipendenti pubblici si trovassero al sicuro rispetto all'eliminazione del vecchio articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Arriva adesso la sentenza della Corte di Cassazione a smentirli: il nuovo articolo 18 sarà adottato anche per i licenziamenti nel pubblico impiego, come da modifica prevista dai decreti legislativi del tanto sbandierato Jobs Act.

Ogni dipendente del pubblico impiego licenziato avrà diritto al reintegro al proprio posto di lavoro solamente in due occasioni, così come voluto dal governo Renzi: in caso di licenziamento discriminatorio e per alcuni tipi di licenziamento di natura disciplinare. Fatto sta che l'ultimo baluardo in difesa del lavoratore privato, scompare anche per quello del settore pubblico. Anche Marianna Madia, Ministro della Pubblica Amministrazione, viene perciò smentita ufficialmente.

“Se sei dipendente pubblico - ha dichiarato Renzi sul Corriere della Sera - significa che hai vinto un concorso. Non è che se cambia sindaco allora quello ti licenzia”. A suo dire, il governo vorrebbe infatti fare un altro decreto di riordino del lavoro pubblico per escludere gli statali (tranne militari, professori e magistrati) dall'applicazione del nuovo articolo 18. Come dire che per mesi, lui stesso ed i suoi ministri si erano sbagliati. Nella migliore delle ipotesi.

 

 

 

 

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