“Cambiare verso” anche in montagna ? Forse non è proprio il caso

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Il territorio montano del Friuli Venezia Giulia è in sofferenza. E' quanto emerge nettamente da fonti sindacali non precisamente confermate della Regione a statuto speciale che vede Debora Serracchiani come Presidente ed il Pd come partito di maggioranza in Giunta.

Come avviene ormai in anni recenti su tutto il territorio nazionale, il rischio idrogeologico è diventato una delle maggiori preoccupazioni: in grandi città (vedi Genova lo scorso autunno) come in provincia, in montagna come a valle. Il fattore ecologico-ambientale va tenuto ampiamente in considerazione visto e considerato che in Italia non si interviene quasi mai con opere e attività di prevenzione, ma si ricorre sempre ad operazioni di emergenza. Nemmeno fosse lo sport nazionale.

Aspettare il prossimo disastro con danni in termini di morti e feriti quando va male, oppure limitarsi a fare il conto di una decina di milioni su per giù (da risarcire da parte dello Stato) quando le cose non precipitano del tutto sembrano davvero essere le uniche alternative ed i soli scenari possibili entro cui muoversi.

In Friuli Venezia Giulia esiste però un Servizio di Manutenzione della montagna che risale alla fine degli anni '80, con la caratteristica di poter operare senza passare attraverso le emergenze e i lunghi passaggi che portano sempre via molto tempo prezioso. Non ci sono infatti appalti in grado di sopperire ad una cura e conoscenza del territorio che sia continua e costante.

Cantieri e opere di consolidamento presso fiumi e passaggi montani particolarmente rischiosi sono parte di un patrimonio di esperienze non sostituibili. Il Servizio di Manutenzione del territorio montano del Friuli Venezia Giulia allestisce e segue tutto questo in modo altamente qualificato.

Pare ora che le malghe, le piste forestali, i sentieri che non sono monitorati dal Cai ed il resto che in montagna è di proprietà della Regione Fvg potrebbe perdere velocemente un insieme di competenze ed un bagaglio di risorse umane difficile da ricostruire ex novo.

I comuni montani hanno bisogno di questo servizio diffuso, ma nonostante ciò la direzione del Servizio è in serio pericolo. Trapela anche dalle stanze della Regione un certo malumore per un Servizio di Manutenzione che potrebbe trasformarsi in un semplice e banale esecutore di norme, privo di manager competenti in grado di dare un indirizzo chiaro al lavoro che c'è ancora da fare da qui in avanti. 'Cambiare verso' non è sempre la ricetta giusta, in special modo se le cose funzionavano molto egregiamente e se si è scelto invece di prendere una strada diversa da quella tracciata.

In questo senso pare che una lettera sia stata spedita proprio alle principali figure oggi della politica del Friuli Venezia Giulia: il Presidente Serracchiani ed il suo vicepresidente Sergio Bolzonello, a cui sarebbe stato chiesto un incontro chiarificatore che potrebbe tenersi entro l'inizio della prossima settimana.

Efficienza, produttività e qualità sono caratteristiche che il Servizio Montano ha finora fornito grazie all’accordo aziendale siglato nel 2009 ed in forza di un controllo di gestione (a partire dal 2005) che ha funzionato fino a poco più di due anni fa. Si chiederà che quanto di positivo e innovativo s'è fatto sia oggi mantenuto: la burocrazia regionale non potrebbe mai da sola garantire un livello di intervento all'altezza di questo. La responsabilità di ridurre il rischio idrogeologico non può rimanere infatti senza investimenti adeguati, investimenti che di recente sono andati verso professionisti esterni con semplici contratti da consulente.

Un'organizzazione efficiente in termini di tutela e prevenzione lungo tutto il vasto territorio montano non può essere abbandonata per fare posto alle solite spartizioni di sedie e poltrone: serve chiarezza una volta per tutte.

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