Basta con le sagre dell’ovvietà. E’ ora di trovare soluzioni

societa-liquidaLo diciamo fuori dai denti: ci siamo rotti le scatole di tutte queste analisi di problemi ormai ovvi, ma senza l'ingegno, il coraggio e soprattutto la buona volontà di osare a proporre rimedi possibili.
Sembra quasi che l'intellighentia del XXI secolo sia soltanto capace di leggere la realtà, condizione comunque manifesta e sotto agli occhi di tutti, con la sola capacità di imbellettarla con neologismi e aggettivi originali. Sì perché non serve essere un genio per percepire ciò che sta accadendo, o sentirne il disagio sulla pelle, tutti lo sentiamo, la differenza tra chi lo denuncia pubblicamente o no, è soltanto l'uso della sintassi. Privilegio che consente di diffondere le pseudo scoperte durante convegni naturalmente ben pagati. Di fatto, però, questo fio fiore di intellettuali, non è in grado di suggerire alternative possibili al fine di migliorare la situazione tanto criticata.
Insomma: non è una novità che l'uomo, oggi, ha scarse possibilità di agire politicamente. E come denuncia Daniele Giglioli nel suo ultimo saggio, “Stato di minorità”, non ha possibilità di incidere sulla realtà e modificarla. E non è una novità che oggi viviamo in una società globalizzata dove, la democrazia, o come dice Giglioli, l'eccesso di democrazia, non è più compatibile con la governabilità. E non è una sorpresa che all'uomo non è dato di agire, ma solo di adattarsi a un mondo che sente alieno e dove la sovranità è dei mercati, e l'economia ha soppiantato la politica.
Non è una novità nemmeno il fatto che ci sia assenza di valori e punti di riferimento validi, che l'uomo è privo di “misura” e di senso, costretto in un'esistenza che appara vana al prossimo. Nessuna novità sulle continue denunce della società liquida di Baumann, ormai diventato un “prezzemolino” ai simposi mondiali, ma che mai arriva a una soluzione.
E, infine, non è una novità che siamo sudditi in una società automatizzata. Lo ribadiamo ancora: che noia tutte queste ovvietà!La domanda allora nasce spontanea: perché i pensatori odierni, sono così poco propositivi rispetto a quelli del passato?
Francamente non immaginiamo una risposta possibile se non questa: perché sono pigri e fin troppo coccolati dal sistema che criticano più per vezzo che per amore.
E non è una risposta riduttiva.
Le soluzioni vengono prima individuando il problema, e fin qui ci siamo, ma poi è necessario fare uno sforzo incredibile per mettere insieme e a confronto tutte le intelligenze seriamente determinate a trovare vie di uscita possibili. Ci vuole il coraggio di dire che la situazione così com'è non va, che si è fallito su molti fronti e che bisogna unirsi per fare cambiamenti radicali. A nessuna società serve l'intellettuale isolato che coltiva il suo orticello di analisi ben confezionate.
E' necessario fare una lotta per raggiungere obiettivi cercati collettivamente. Ma oggi, questo sforzo sembra diventato sovrumano. E nessuno se la sente di intraprendere questa crociata.
Di fatto, gli intellettuali di oggi sembrano rinunciatari, dunque, due volte colpevoli: tradiscono la loro vocazione senza portare un reale contributo al progresso sociale.
E di questo lassismo siamo responsabili anche noi giornalisti, che bruciamo l'occasione di un confronto costruttivo. Basta leggere l'intervista ridicola di oggi al candidato sindaco di Venezia, Gian Angelo Bellati, tutta improntata sul fatto che non sa farsi da mangiare e sul contenuto del suo frigorifero. Con tutto il rispetto: con i problemi che ha Venezia, ma chissenefrega che il candidato mangia Ketchup e patatine! Fermo restando che, se è vero come diceva Ludwig Feuerbach che l'uomo è ciò che mangia, saremo restii a votarlo.
Sapete una cosa? Quando ripensiamo ad Albert Camus, ad esempio, che ancora oggi viene letto grazie alla sua capacità di lettura dell'uomo moderno, al suo lottare fino allo stremo per arrivare alle soluzioni suggerite al fine di migliorare la società, e al suo tanto amato Uomo in rivolta; o a Marx, che prima di combattere contro la società moderna ha trascorso una vita a studiare la macchina economica, in una stamberga gelata, senza un soldo e ridotto alla fame; o a Musil e al suo “Uomo senza qualità”, ci tremano i polsi dalla rabbia.
Sì perché quello che vorremmo oggi, da chi ha più strumenti intellettuali di noi, è tutto questo amore per il domani.

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