Andare in vacanza ad Alcatraz

Di Fabio Folisi

Il nome è già un programma, Alcatraz. Nome ovviamente evocativo del isola nella baia di san Francisco che ospitava il carcere di massima sicurezza più famoso degli Usa. L'Alcatraz italiana vuole essere proprio il paradosso di quel nome, un luogo di libertà per gli amanti della buona qualità e delle buone maniere, almeno così recita il “chi siamo” nel sito internet che ne pubblicizza le attività. Così si scopre che Alcatraz è una libera associazione tra cittadini fondata nel 1981 e che trova bucolica sede in ben 370 ettari di verde sulle splendide colline umbre in comune di Gubbio e che si fregia del blasone di “libera Università”.
Detta così, potrebbe sembrare di trovarsi davanti ad un lussuoso resort alternativo o ad un villaggio turistico. Ma Alcatraz non è quello, anche se di quello ha preso in prestito quanto era utile ad una gestione di una “casa che non è un albergo”, come recita lo slogan più gettonato della struttura, anche se ne possiede le migliori caratteristiche.
Così la decisione di andare ad Alcatraz per rinfrancare corpo ed anima appare la naturale conseguenza di un passa parola al quale segue la lettura dell'accattivante presentazione sul web. Inutile nasconderlo tutto gira ed è impregnato dall'atmosfera di un passato sinistrorso in odore di mancata rivoluzione, evocativa di una giovinezza ormai lontana per la generazione degli ultra cinquantenni (alla quale mi onoro di appartenere) ma che incredibilmente contagia ogni generazione seguente al cosiddetto post-68. Un contagio che ormai non è più legato ad ideologia od appartenenza, ma che trova per molti, collante in una voglia di ritrovare e ritrovarsi in atmosfere collettive che la vita ultra-individualista del terzo millennio, ha reso cappa pesante sulla testa di tutti. Così ad Alcatraz si incrociano persone di ogni età, di ogni tipo, e di ogni appartenenza politica e religiosa. Tutti alla ricerca di qualcosa ed attirati dal fatto che Alcrataz è impregnata dello spirito splendidamente artistico e giullaresco della famiglia Fò. Dario, Franca e il “giovane” di bottega Jacopo reale ispiratore di questa comunità vacanze. Perchè Alcatraz nasce proprio da un idea principalmente di Jacopo Fò che con un manipolo di eroi visionari ha costruito e non solo in maniera metaforica, mattoncino dopo mattoncino l'idea e le strutture di un luogo che non trova eguali. È un poco come la Kunsthaus Tacheles, il tempio della controcultura berlinese, la reinvenzione della Comune nella Berlino liberata dal Muro che dopo i momenti di gloria degli anni 90, ha compiuto la sua metamorfosi diventando meta turistica. Ma Alcatraz è di più, ha un suo stile originale cresciuto pur nel solco profondo di una famiglia, quella Fò, che è parte dissacrante del teatro e della cultura italiana. L'introduzione che idealmente si sottoscrive per associarsi al club al quale bisogna iscriversi per entrare ad Alcatraz ne fotografa bene lo spirito, si legge: ”Tremano i generali, i re, i grandi capitalisti, gli usurai, i venditori di week end di tristezza, gli assicuratori, i falsi invalidi, i guru piagnoni, i fabbricanti di hamburger cotti con l'olio di balena marcia. Gli sciamani del comico si sono riuniti durante la luna crescente di giugno, sono arrivati a Alcatraz da tutto il mondo. Lo scopo è quello di creare un contatto tra tutti noi, che produca un vortice esilarante, in grado di far sghignazzare il mondo. Ridere è l'unica speranza, la grande magia, la medicina che rende il tuo sistema immunitario tanto brutto, sporco e cattivo che i virus preferiscono andare in vacanza in fonderia piuttosto che incontrarti, che c'hai dei leucociti grossi come lucertole e incazzati come Swarzenegher quando in tintoria gli rovinano i fazzoletti di seta. Basta con queste religioni patriarcali tutte culto del dolore e divieti sessuoalimentari, torniamo ai culti orgiastici delle antiche religioni matriarcali, quando il ridere era il sacro e il rito era la festa. Il nostro messaggio è politico, sociale, religioso, artistico: buttate a mare tutte le categorie, l'unica rivoluzione è nel senso del ridicolo. Raccontami una storiella divertente, fammi una gag, una battuta, fammi vedere che hai humor. Ridere è disinquinante, antiallergico, energetico, geniale, creativo. Ridere ci rende superiori alle macchine, uguali agli dei. Ridere smaschera la stupidità, galvanizza la creatività, esagera il sex appeal. Ridere è magico in modo esagerato!!!”

Insomma ridere perchè non vi è nulla da ridere. Questa forse la chiave di un fenomeno di successo quale è indiscutibilmente Alcatraz. Un luogo dove passare le proprie vacanze, fra le conversazioni di yoga demenziale con Jacopo Fò (in realtà delle “lezioni” sulla realtà del mondo interiore e fisico che non conosciamo) ed ogni genere di attività creativa, compresa la semplice contemplazione del cielo all'ombra di un ulivo, nel silenzio dimenticato delle colline rotto solo dal sibilo del vento o dal lontano trottare dei cavalli che scorazzano liberi nei boschetti di Alcatraz.
Tutto è tremendamente appagante, tanto che i più tornano o non vedono l'ora di farlo, perchè il soggiorno è innegabilmente una esperienza piacevole ed arricchente. Nulla di trasgressivo, anzi, c'è la piacevolezza e la magia di ritrovare un luogo dove la socializzazione è favorita, dove le individualità vengono rispettate, ma sono naturalmente portate a collettivizzarsi. Ma tutto in libertà, senza obbligo, senza guru, senza la costrizione psicologica che in passato imponeva la propria omologazione nei margini della maledetta frase “il personale è politico”, ergo come individuo non conto nulla.
Forse è banale, ma andare ad Alcatraz è in qualche modo come rivedere criticamente, a distanza di oltre trent'anni, lo smarrimento di una generazione.
Ovviamente la sensazione personale di chi entra ad Alcatraz è soggettiva ma parlando con le persone ci si rende conto che è condivisa. Da una parte si fatica a rendersi conto che sia passato così tanto tempo da quando si manifestava la propria utopia e dall’altra ci si accorge che quelli che oggi hanno tra i 45 e i 50 anni fanno parte di una generazione che viveva una dimensione altamente drammatica a livello esistenziale, sfociata anche in vere tragedie o in voltafaccia clamorosi, tutto difficilmente comprensibile al giorno d'oggi. Trent’anni fa il coinvolgimento personale era diverso, pregnante, intensissimo. Ci si sentiva parte di un universo preciso, quasi di un organismo collettivo che appiattiva tutto, omologava, nel vestire, nei modi di dire e di pensare parapolitico, ma nello stesso tempo si avvertiva l'impossibilità di realizzare un mondo fantastico ed appagante che si sognava e che invece avrebbe lasciato campo libero al vuoto mirabolante degli anni ottanta, con le sue tv e paillettes. Poi via via, con l'affermarsi, non di una ideologia, ma di una filosofia di vita (che è peggio), quella che è uscita vincitrice violentando le coscienze, anche dei consapevoli e degli illuminati c’è stata la resa, l’abbandono, la ricerca della soddisfazione personale fine a se stessa. Andare ad Alcrazaz, consente anche a chi quelle epoche che sembrano remote (ma che in realtà sono poco prima di ieri) non le ha vissute, l’analisi impietosa della deriva di una o due generazioni. Magari poi liberandosi, attraverso una “risata” sdrammatizzante e ristoratrice.
Qualcuno dirà ma cosa c'azzecca tutto questo con una vacanza? Molto o forse niente. Ma il solo fatto che più di qualcuno abbia sentito, fra le mura e gli alberi di Alcatraz, un personale richiamo al meglio che un passato di socialità ed impegno gli aveva offerto, è un valore aggiuntivo che nessun panorama delle Maldive o delle Figi potrà darti. Se poi tutto questo è frutto di suggestioni da menti contorte, basta sapere che Alcatraz, al di là di ogni ragionevole dubbio, è un luogo dove chiunque, perfino un arido investitore di borsa, potrebbe ritrovare o trovare per la prima volta una dimensione di gioco, divertimento e risata che negli anni bui dello spread, sono comunque impagabili.

 

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